Luca Della
Rocca
Gli affreschi della chiesa
di S. Stefano a Bagnaia
e la società delle disciplinatrici
nel tardo Medioevo
Davide
Ghaleb Editore
Una pubblicazione che
restituisce alla storia dell’arte
la realtà di un ciclo pittorico attraverso
un’attenta ricerca delle fonti d’archivio
(sociale, religiosa, confraternale)
e un’analisi stilistico-formale in grado di conferire
un’organicità agli affreschi e a tutti quei fenomeni
che contribuirono alla loro realizzazione.
Luca Della Rocca
(Viterbo 1967), si
laurea nel 2000 in Conservazione dei Beni Culturali presso
l'Università della Tuscia di Viterbo. Ha collaborato presso
il Centro di Archeologia Sperimentale di Blera
“Antiquitates” ai corsi di metallurgia, ceramografia,
metodologia dello scavo e della ricerca archeologica;
interviene alla conferenza "Tutela e valorizzazione del
patrimonio storico-artistico della provincia di Viterbo",
nel 2001 alla rassegna “Proposte d'Arte” e nel 2002 ad
“Antiqua, Tuscia Expo 2003”.
In ambito romano ha collaborato con il GAR (Gruppo
Archeologico Romano) ricoprendo cariche direttive e
didattiche, con il Centro Italiano Archeologia Sperimentale
(CIAS), tenendo corsi di scrittura-pittura ed ha
partecipato alla manifestazione “Cento Pittori in Via
Margutta”.
Ottiene il premio "Vincenzo Frittelli" e consegue il titolo
di guida turistica. ; ha collaborato alla rivista Tesori ,
con la "Universo Editoriale" ed ai progetti del Fondo
Comune Europeo.
Si sta dedicando all’ attività di advertizing e di
marketing pubblicitario.
Importanti gli articoli pubblicati negli ultimi anni: Il
culto della Madonna Lactans, in "Informazioni", Viterbo
2002, pp. 51-53; Viterbo e l 'erudizione storico artistica.
Dal pensiero del collezionismo antiquario allo status
questionis sugli studi della pittura a Viterbo, in "La
Torretta", in c.d.s;
II sodalizio delle disciplinatrici di Bagnaia nel tardo
Medioevo , in "Biblioteca e società" Viterbo 2001, pp. 25
-31;
Gil affreschi dell' oratorio della chiesa di S. Stefano a
Bagnaia e la loro reaità storico-artistica, in " Biblioteca
e Società ", Viterbo 2000, pp. 10 -17;
Un 'immagine di Viterbo tra passato e presente: Filippo
Ascenzi, in"Biblioteca e Società" , Viterbo 1999, pp. 28
-34.
Presentazione di Anna
Esposito
Negli ultimi due decenni gli
studi relativi all'associazionismo femminile hanno
conosciuto una significativa ripresa d'interesse, pur
rimanendo ancora marginali soprattutto nell'ambito della
storiografia confraternale. Eppure sarebbe tempo di
cominciare a riconsiderare il ruolo svolto nel periodo
tardomedievale dalle donne anche in questo campo per
indagare il loro effettivo coinvolgimento nella vita e
nella gestione dei sodalizi e contemporaneamente fornire un
apporto significativo al più ampio tema dei comportamenti
delle donne nella società dell'epoca, al di là della sfera
del privato cui sembrano in genere
relegate.
Però
per una considerazione complessiva del problema risulta
indispensabile l'approfondimento su singole realtà locali,
ancora lontano dall'essere perseguito in modo
significativo. Un contributo in questo senso è fornito
dalla ricerca di Luca Della Rocca sulla società delle
disciplinatrici di Bagnaia, - un castrum vicino a Viterbo
nel Quattrocento sulla scorta di una documentazione non
copiosa ma significativa, fortunatamente reperita in
diversi archivi di Viterbo e di Bagnaia. Infatti, pur in
mancanza di matricole e libri sociali, gli atti notarili
hanno in parte supplito alla perdita dell'archivio
confraternale consentendo la ricostruzione seppure per
grandi linee- degli assetti istituzionali oltre che
devozionali e caritativi.
L'elemento
più significativo emerso dall'analisi dei documenti
raccolti è proprio di carattere istituzionale: la sezione
femminile dei disciplinati di Bagnaia era diretta e gestita
esclusivamente dalle donne iscritte al sodalizio, del tutto
autonome dalla sezione maschile sia per quanto riguardava
l'amministrazione dei beni che per l'esercizio delle
pratiche di devozione e delle opere di carità. Un'autonomia
così ampia nel mondo confraternale femminile, allo stato
attuale delle ricerche, risulta davvero insolita, anche se
recenti indagini relative a comunità religiose oppure
ospedaliere 'miste' hanno messo in rilievo l'esistenza non
insignificante di istituzioni a maggioranza e a direzione
femminile.
Diretta
e gestita unicamente da donne di diversa estrazione
sociale, questa fondazione - aperta a vedove, nubili e
coniugate se può essere considerata “una costola” della più
ampia confraternita di disciplinati, spesso parenti delle
'consorelle', non sembra avere rapporti peculiari né con
questa nè con una qualsiasi rappresentanza maschile,
neppure per l'incarico di procuratore, che le nostre
disciplinatrici ricoprivano in prima persona, come pure
l'ufficio di 'governatrice' e quello di 'cameraria'.
L'immagine di autonomia è poi confermata dall'assunzione di
una propria sede di riunione la chiesa di S. Stefano-
diversa da quella maschile la chiesa di S. Giovanni
Battista- e, cosa affatto trascurabile, di un luogo
esclusivo di sepoltura nella chiesa di S. Maria, entrambi
indicatori anche dell'affermazione di una propria identità
da parte delle disciplinatrici di
Bagnaia.
Se
certamente peculiari e particolarmente significative sono
le vicende istituzionali della societas mulierum
discipline, lo studio di Luca Della Rocca sottolinea anche
altri aspetti della vita di questa particolare comunità
confraternale. Un contributo di particolare interesse
riveste l'analisi degli aspetti devozionali in relazione
sia alle pratiche religiose legate al culto mariano,
peraltro consueto nelle confraternite disciplinate sia alla
committenza artistica della cappella del sodalizio nella
chiesa di S. Stefano, oggetto di una peculiare ricerca da
parte del nostro autore. Irrisolto, e non potrebbe essere
altrimenti, rimane il problema dell'effettiva pratica della
flagellazione da parte delle disciplinatrici, sebbene
ancora nel 1492 la loro sede venisse indicata come il luogo
in qua fiat disciplina mulierum.
L'accurato
lavoro di ricostruzione delle vicende, della struttura e
delle finalità di questa particolare fondazione indica con
grande evidenza le potenzialità che rivestono ricerche non
distorte da condizionamenti o pregiudizi - sull'effettivo
ruolo delle donne nella società tardomedievale, ruolo di
cui ancora tanto ci sfugge e che il lavoro di Luca Della
Rocca permette di mettere a fuoco nella sua dimensione
concreta.
Anna
Esposito
Nota introduttiva di Fulvio
Ricci
L'oggetto della ricerca del
presente volume - elaborazione della tesi di Laurea
dell'autore - viene ad assumere un significato
paradigmatico per la peculiare realtà del patrimonio
culturale dell'antico territorio del Patrimonium Beati
Petri, facendo di questo studio un prodotto decisamente più
articolato e complesso di una semplice ricostruzione
storica. Il titolo stesso del lavoro: Gli affreschi della
chiesa di S. Stefano a Bagnaia e la società delle
disciplinatrici nel tardo Medioevo, è una palese
dichiarazione di intenti di individuare i meccanismi
dell'interazione e/o delle conflittualità delle tensioni
vitali venutesi a creare nel corso del divenire storico e
relativizzate al fine di rendere un fenomeno complesso
nella sua articolata completezza: dalla storia sociale
dell'arte, alla devozione, alla osservazione
etnologica.
La
situazione emblematica del complesso monumentale della
chiesa di S. Stefano e degli affreschi che ne ornavano le
pareti è la tabe di tanti, troppi monumenti, anche di non
secondaria rilevanza, presenti sul territorio: condizioni
di abbandono assoluto oltre i limiti della fatiscenza;
esposizione a vandalismi, furti e spoliazioni; scadimento
in usi impropri che ne offendono ed avviliscono la natura e
le funzioni originarie. In questo caso, contrariamente alla
norma, per una serie di circostanze favorevoli il processo
di progressivo annullamento del monumento ha conosciuto
esiti diversi: grazie all'interessamento della CA.RI.VIT.
si e proceduto al recupero dell'edificio, allo stacco ed al
restauro delle decorazioni ad affresco. Operazioni che
nella loro radicalità con lo snaturamento della
destinazione e con la decontestualizzazione dal loro luogo
originario delle pitture, vengono a rappresentare in
concreto il senso della storia, del suo esprimersi per
presenze oggettive e palesi e, con molta più frequenza, per
lacune ed assenze.
Ecco
la realtà, il compendio di condizioni oggettive e
soggetive, che si sono proposte all'autore e alla sua
volontà di reinserire nella storia questo episodio
confraternale con la sua complessità fenomenologica e le
sue attività sociali, devozionali e di committenza
artistica. L'analisi delle fonti e delle diverse categorie
di documenti - scritti e iconografici - ancora disponibili
ed identificabili ha permesso di ricostituire il continuum
storico sostanziato dalla peculiare registrazione delle
espressioni vitali di cultura e civiltà dei singoli, del
sodalizio, dell'intera comunità di riferimento. I
dati-documento, i reperti-testimonianza della espressione
culturale rappresentata dal sodalizio delle
disciplinatrici, dai suoi riti, dal suo vissuto quotidiano,
sono letti non come estranei relitti da registrare in
cataloghi compilativi né segni di un mondo perduto da
rievocare nostalgicamente, bensì quali testimonianza
concreta di valori storici, antropologici e sociologici
espressione diretta ed inequivocabile di quel comune
Mondo-della-Vita la Lebenswelt della fenomenologia
husserliana - ancora attualmente presente benché allo stato
residuale o di latenza.
Su
questa dimensione è venuta ad articolarsi la meritevole
operazione condotta dall'autore che con notevole
meticolosità ha posto in sequenza e in correlazione le
vicende certificate dai residui documenti scritti -
sottolineandone la importante e concertante perdita per
incuria di numerosissimi numeri nello scorcio di questi
ultimi anni-; la ricostruzione dello spaccato sociale di
riferimento delle componenti il sodalizio - dominae e
contadine-; e il complesso di tradizioni religiose - la
processione della "Pucciarella" o le pratiche devozionali
cruente delle disciplinatrici frustanti citate da Niccolô
Della Tuccia in relazione alla processione al santuario
della madonna della Quercia in seguito alla fine
dell'epidemia di peste del 1467. Un atto di devozione
cruenta documentato sul territorio anche in un affresco
quattrocentesco proveniente dalla chiesa di S. Croce di
Valentano, raffigurante S. Maria Verbatorurn con ai suoi
piedi due membri, un uomo e una donna della confraternita
dei flagellanti; e, infine, l'analisi stilistico-formale e
iconologica degli affreschi, la ricostruzione delle vicende
storiche e del complesso di committenze che ne hanno
determinato la sequenza, i motivi iconografici e reso
possibile la realizzazione. Un atteggiamento metodologico
ed una analitica fenomenologica intesa come analisi dei
vissuti (Enlebnisse) che improntano l'intero complesso dei
segni culturali, iconografici o frutto della condensazione
di sistemi e strumenti di securizzazione collettiva: riti,
culti e pratiche devozionali volte a rinsaldare o
ricostituire il rapporto tra valenze archetipiche e il
ciclo vitale quotidiano.
